contemporaneo

Uscire dal realismo capitalista della mente

Sono passati quarant’anni dall’approvazione della legge 180/1978, più comunemente nota come Legge Basagliadal nome del suo promotore, e i manicomi in Italia per fortuna non esistono più. In compenso anche in Italia, come in tutto il resto dell’Occidente, vengono utilizzati sempre più psicofarmaci: 1,6% in più di antidepressivi nel 2017 rispetto all’anno precedente secondo i dati Federfarma (che registrano comunque un aumento più contenuto rispetto al resto dell’Europa: +1,9% in Germania, +2,9% in Spagna e il solito prevedibile record del Regno Unito, che totalizza un +5,4% confermandosi il Paese delle Pillole). Per non parlare degli Stati Uniti, dove secondo ilScientific American una persona su sei fa uso di qualche tipo di psicofarmaco. C’è un collegamento tra i due eventi? I successi dell’antipsichiatria hanno qualche rapporto col trionfo degli stabilizzatori d’umore?

È una domanda che può apparire provocatoria, se non direttamente mal posta. Eppure forse può aiutarci a illuminare il nesso che lega il disagio psichico col più ampio contesto politico e sociale in cui viviamo. Per provare a rispondere, cominciamo quindi ripercorrendo in breve la storia di Basaglia. Nel farlo ci baseremo sul documentatissimo libro di John Foot pubblicato per Verso nel 2015, The Man Who Closed the Asylums, tradotto in italiano come La «Repubblica dei Matti» da Feltrinelli.

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