Kim Stanley Robinson, le eteropie e gli iperoggetti su Philofophy Kitchen

L’ultimo numero di Philosophy Kitchen è dedicato al bellissimo tema filosofia e fantascienza. Tra gli altri interessanti interventi, ospita un mio contributo dal titolo Mondi dentro mondi. Eterotopie e iperoggetti nella narrativa di Kim Stanley Robinson, che potete leggere cliccando sul link.

Amatka di Karin Tidbeck

Safarà Editore ha da poco pubblicato in Italia Amatka di Karin Tidbeck, una delle scrittrici selezionate da Jeff VanderMeer per l’antologia Le visionarie. Il libro oscilla tra weirdness e surrealismo, e si tratta di un buon esordio con bellissime atmosfere e un finale – purtroppo – un po’ deludente. Ne ho scritto per Il Tascabile.

The Weird and the Eerie di Mark Fisher

Ho avuto il piacere e l’onore di scrivere la postfazione per l’ultimo libro di Mark Fisher, pubblicato recentemente da minimum fax. The Weird and the Eerie è stato il libro con cui sono entrato in contatto con Fisher, indubbiamente uno dei critici culturali più importanti del presente, ed è forse quello che mi ha lasciato di più: un lavoro fondamentale, credo, che inizia un discorso ancora tutto da esplorare sulla speculative fiction in questi nostri tempi strani. La traduzione, eccellente per un libro difficilissimo da tradurre, è di Vincenzo Perna.

Potete acquistare il libro sul sito di minimum fax.

Iperoggetti di Timothy Morton

Negli ultimi dieci anni Timothy Morton si è guadagnato la fama di filosofo tra i più importanti della sua generazione, riuscendo nell’impresa non semplice di ottenere elogi in accademia e – come haraccontato il “Guardian” in un lungo profilo del 2017 – successo nella cultura pop. Laureato a Oxford, Morton ha dedicato la prima parte della propria carriera accademica alla letteratura romantica inglese e agli studi sull’alimentazione, a prova dell’approccio intellettuale eclettico già all’epoca. Alla metà degli anni Duemila il suo interesse per la filosofia continentale l’ha portato ad avvicinarsi al movimento della Object-Oriented Ontology, corrente iniziata dal filosofo heideggeriano Graham Harmane sulla quale torneremo a breve.

Il 2007, probabilmente l’anno di svolta per il discorso sul riscaldamento globale (con l’uscita a settembre dell’anno prima del documentario Una scomoda verità di Al Gore, il successo di un libro come Il mondo senza di noi di Alan Weisman e il convegno sul Realismo Speculativo, a cui la OOO è legata a doppio filo), è anche quello della svolta per la carriera di Morton, che pubblica per Harvard University Press Ecology without Nature. La tesi alla base del libro è provocatoria: per avere ancora senso nell’epoca del global warming, l’ecologismo deve rinunciare al peso metafisico del concetto di Natura. Questo approccio antintuitivo è tipico del pensiero dei Realisti Speculativi, un gruppo sul quale per capire il pensiero di Morton è necessario spendere qualche riga.

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Nell’immagine: Judy Natal – Future Perfect 2040 RV and Steam Portrait Woman and Child

Amore sennza anima: Blade Runner 2049

Diciamolo: Blade Runner 2049 non è stato esattamente un successo. Ai botteghini è andato com’è andato – la première ha totalizzato 32 milioni di dollari in America, circa un sesto di quello che è costato – e la critica si è dimostrata tiepida, tra accuse di razzismo e sessismo, di scarsa originalità o anche solo di non essere all’altezza delle aspettative. D’altra parte l’hype era tanto, come capita spesso con quando c’è di mezzo Denis Villeneuve, figuriamoci se si tratta anche del sequel di uno dei film di fantascienza più influenti di sempre. Deludere non era difficilissimo, diciamo.

Ma siamo poi sicuri che Villeneuve abbia deluso? Dipende dai punti di vista. Molti commentatori concordano nel dire che Blade Runner 2049 è un film visivamente spettacolare (le architetture monumentali in cui si aggirano figure sole, le infinite sfumature di giallo del deserto e di nero a Los Angeles) ma anche troppo lungo e che aggiunge poco alla trama complessiva. Certo, la sceneggiatura non è un granché, e se vi aspettavate una rivoluzione totale dell’universo di Scott siete capitati male. Ma per altri aspetti Blade Runner 2049 è riuscito perfettamente nel suo intento.

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Weird Fiction: un’intervista

Dario De Marco mi ha intervistato a proposito di New Weird, Speculative Fiction et similia. Si parla di VanderMeer e soci, ovviamente, ma anche di quell’articolo interessante di Alcide Pierantozzi sulla New Italian Weirdness e quello ancora più interessante di Vanni Santoni sulla Nuova Strana Europa. L’interivsta si legge qui.

(Nella fotografia: Victor Brauner – Loup table, 1947; photo by Ivo on Flickr)

Il segreto di Stranger Things

C’è una lettura filosofica di Stranger Things, la serie televisiva dei fratelli Duffer disponibile su Netflix, che vorrei provare a proporre. Se non l’avete vista e fate conto di vederla non leggete questo articolo, perché ci sono degli spoiler.

Due parole sull’intreccio. Ambientata in un paesino dell’Indiana nel 1983, Stranger Things racconta di un ragazzino, Will, che viene rapito da una creatura misteriosa sfuggita da un laboratorio dello US Department of Energy; insieme alla creatura che rapisce Will, dal laboratorio fugge anche Eleven, una bambina su cui sono stati condotti esperimenti sul potenziamento neurale e che dunque si trova in possesso di superpoteri come la telecinesi. Eleven aiuterà gli amici di Will nella ricerca del ragazzino scomparso, mentre Will continua a sfuggire alla creatura in uno strano mondo che sembra esistere all’interno o al di sotto del mondo di tutti i giorni.

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